Trekking sull’Himalaya

 

Quando nel marzo 2016 iniziai il mio viaggio di rientro in Italia in autostop, partendo da Singapore, il mio itinerario a differenza di quello di andata, sarebbe passato attraverso l’Asia Sub-Himalayana. Cioè sarei passato dal Sudest Asiatico alla Birmania e da lì India e Nepal.

L’idea, o meglio il “desiderio”, era di costeggiare tutta la catena Himalayana: dalla regione del Sikkim, alle vette Pakistane, passando accanto alla porzione himalayana nepalese e attraverso la regione indiana del Ladakh. Durante il tragitto, avevo poi in mente di fare qualche trekking, addentrandomi nel cuore delle montagne. Volevo vedere l’Everest e volevo vivere l’Himalaya.

Arrivo a Katmandu, capitale del Nepal, a inizio maggio. E’ da lì che si organizzano quasi tutti i trekking sull’Himalaya. La stagione è buona ma non perfetta; l’ideale sarebbero infatti i mesi autunnali. Ora, siamo in vista dell’arrivo dei monsoni e quindi a inizio maggio si gode del sole solo fino a mezzogiorno, mentre nel pomeriggio, il cielo inizia a riempirsi di nuvole cariche d’acqua.

Alloggio all’ostello Alobar 1000, appena fuori il quartiere di Tamel. Una sistemazione economica e tutto sommato piacevole, sebbene ospiti una “gioventù occidentale”, che si discosta molto dalla mia idea di viaggio. Finti “viaggiatori avventurosi” che stanno tutto il giorno attaccati al wifi nel bar dell’ostello mangiando pizze surgelate e ascoltando Justin Bieber mentre alla sera si sfondano di birra e Marijuana… (Sia chiaro…ognuno libero di fare ciò che vuole, ma devi venire a Katmandu a stare sull’Iphone e ammazzarti di spinelli quando a tre ore di bus hai le montagne più spettacolari del pianeta? Scelte … forse sono io che sto invecchiando).

Katmandu, mi piace molto, ma già la mattina seguente al mio arrivo sono al “centro trekking del Nepal”, non lontano dal centro città (indirizzo). E’ lì che si fanno i permessi per poter fare i trekking. Permessi obbligatori, talvolta cari, ma necessari per il “sostentamento” e la cura (rivedibile) delle montagne e dei sentieri. Fondamentali tra l’altro per avere un censimento generale delle persone che stanno camminando in montagna e della zona in cui si trovano … nel caso qualcosa vada storto o qualcuno si smarrisca.

Mi presento all’ufficio con i soldi, due foto tessere e il passaporto. Non so ancora quale permesso comprare… O meglio, desidererei fare il Mustang trekking, ma so già che è totalmente fuori le mie disponibilità economiche. La scelta è quindi ridotta a tre percorsi:

1 Everest base Camp

2 Annapurna circuit

3 Langtang Valley + Gosaikunda trek e Halembeu trek

Ognuno dei tre ha “pregi e difetti”… Everest base camp mi permetterebbe di vedere l’Everest da vicino ma la vetta potrebbe essere coperta in questa stagione e il percorso in se è sicuramente molto battuto e costoso. Annapurna circuit è probabilmente il più spettacolare dei tre ma indubbiamente il più affollato, visto anche che certe sezioni di trekking sono raggiunte da strade carrozzabili. Langtang è il meno affollato dei tre ma apparentemente il meno spettacolare.

Escludo subito Everest base camp e ciondolo tra Annapurna e Langtang, finchè non chiedo al funzionario governativo di farmi vedere l’elenco delle persone che negli ultimi giorni hanno fatto dei permessi. Guardo quattro o cinque pagine… Il sessanta per cento ha comprato Everest base camp, il trentanove per centro Annapurna circuit e solo l’uno per cento Langtang Valley. Ecco, non sono sull’Himalaya per camminare gomito a gomito con altri turisti. Sono sull’Himalaya per godermelo in santa pace, nella maniera più autentica e genuina possibile. Non ho più dubbi: vado a Langtang!!!

Il permesso mi costa 20-30 dollari e mi permette di risalire, partendo dal villaggio di Sybru Beshi (raggiungibile in bus), la Langtang Valley, fino ai piedi del monte Langtang Lirung 7200 metri d’altezza. Da lì potrei tornare indietro seguendo lo stesso percorso oppure imboccare un altro sentiero, che mi porterebbe al lago sacro di Goisakunda (dove si curò il sacro Shiva, a seguito di un avvelenamento) e successivamente, superato il passo di Laurebina Yak a 4600 metri, inizierei una lenta e lunghissima discesa sul percorso di Helembeu e suoi caratteristici villaggi, diretto alla periferia di Katmandu. L’intera durata del percorso dura dai 15 ai 20 giorni per un totale di 16.880 circa di metri di dislivello, di cui almeno 8400 in salita. La distanza totale da percorrere è incalcolabile: in Nepal si ragiona in metri di dislivello, non distanze. La cima più altra raggiungibile sul percorso è lo Tsarko Ri a 4900 metri.

Esco dal centro con il permesso in mano e mi avvio verso l’ostello. Decido di partire dopo due giorni. L’indomani devo infatti andare all’ambasciata pakistana a chiedere un visto d’ingresso e poi ho bisogno di almeno un giorno preparare il giro. Ho infatti deciso di fare il trekking in totale autonomia: senza guida locale ad indicarmi il percorso e senza un porter nepalese che mi porti lo zaino. Molti, tra cui i miei genitori, potrebbero pensare che avventurarsi sull’Himalaya in solitaria sia una follia… In realtà è molto più semplice e sicuro di quanto sembri: A patto di:

1 avere un minimo di esperienza di montagna e capacità fisiche (o meglio “capacità di far fatica”) adeguate

2 avere un materiale adeguato (non serve avere chissà cosa ma buone scarpe, un buon sacco a pelo, scarpe e giacca impermeabili sono fondamentali)

3 seguire sempre i sentieri o i percorsi battuti dai locali

4 mai sfidare la montagna facendo cose che si ha il dubbio di riuscire a fare

5 controllare il meteo … chiedendo ai locali o alle guide di qualche turista nel caso si incontrino.

L’indomani mi sveglio presto e, per le vie di Katmandu, sbrigo le ultime faccende utili per iniziare il trekking. Cammino fino alla stazione dei bus dove compro un biglietto per Shibru Besi, paese sulle montagne verso il Tibet da dove inizia la Valle di Langtang ma soprattutto:

1 compro una cartina molto dettagliata dei trekking Langtang, Gosaikunda e Halembeu, necessaria per capire quali sentieri seguire e dove si trovino i villaggi dove pernottare o fare scorte di cibo.

2 Compro un buon coprizaino e dei copriscarpe impermeabili nel caso venga colpito da un violenti acquazzone.

3 Faccio una piccola scorta di cibo. In Nepal, quando si cammina sulle montagne, più si sale di quota, più aumenta il prezzo di qualsiasi bene di consumo. Una bottiglietta di coca-cola o un piatto di riso, consumati a tremila metri d’altezza, possono costare fino a quattro volte tanto quello pagato in un locale a Karmandu (ovviamente fuori dalla zona turistica). Decido quindi di riempiere lo zaino con qualche snek, utile a completare i pasti che farò durante il trekking. Compro qualche pacco di biscotti, qualche scatoletta di cibo e una moltitudine di barrette di cioccolato!!!

4 In ultimo torno in ostello e preparo con estremo zelo lo zaino che porterò con me. Il grosso del bagaglio lo lascio nel ripostiglio dell’ostello in cambio di una piccola mancia, mentre sulle montagne, porterò esclusivamente l’essenziale!!! Il cioccolato ovviamente rientra tra queste cose…😊

Dopo due giorni parto per il trekking…una esperienza meravigliosa, che non posso descrivere a parole ma che spero le foto allegate possano aiutare a capire!!!

Posso invece dare un paio di dritte, oltre ai punti precedentemente indicati, a chi voglia fare una esperienza simile …

1 Andate piano, soprattutto oltre i 3000 metri di quota l’altezza inizia a sentirsi … camminare con passo lento e cadenzato è fondamentale per non avere il fiatone e doversi fermare ogni 50 metri.

2 salite in quota gradatamente per evitare il mal di montagna… mai più di 1000mtdi dislivello in un giorno

3 Per evitare il mal di quota bevete più possibile acqua e tè.

4 Se il mal di quota, che generalmente si presenta con forti mal di testa ed insonnia, si fa troppo forte, scendete di quota e datevi il tempo necessario per adattarvi.

5 usate i locali o le guide nepalesi di altri turisti per carpire informazioni sul meteo e sui percorsi

6 Se siete in viaggio low budget in alcune guest house potete chiedere di dormire lì gratis a patto di cenare e fare colazione lì…. Ovviamente non ditelo agli altri turisti “coi soldi”…

 

 

 

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