SONO TORNATO A CASA DOPO 859 GIORNI E 78.268 KM CON PIÙ SOLDI DI QUANDO SONO PARTITO

Sto scrivendo questo articolo dalla biblioteca comunale di Quarto Oggiaro, quartiere periferico di Milano non certo noto per essere tra i più agiati e benestanti della città.

Sono nato e cresciuto qui. Non sono ricco, né faccio un lavoro che mi permette di guadagnare tanti soldi.

Eppure “ma tu sei ricco?” oppure “ma che lavoro fai?” sono le domande che più spesso mi sono state rivolte negli ultimi due anni della mia vita, ogni volta che postavo o condividevo su un social network qualche foto riguardante il mio lungo viaggio in Asia e Oceania.

Inizialmente ero infastidito da queste domande, che quasi mi facevano sentire in colpa di aver lavorato duramente, aver risparmiato per 3/4 anni ed essermi poi permesso il coraggio (per alcuni il lusso) dilicenziarmi e lasciare un lavoro sicuro per partire alla scoperta del mondo, senza una precisa data di rientro ed un itinerario ben organizzato.

Proprio queste domande, però, a cui ho dato sempre meno peso ed importanza, sono diventate estremamente divertenti quando, rientrato a casa il 10 dicembre 2016, mi sono accorto che avevo più soldi di quando ero partito 859 giorni prima.

Viaggiare e tornare a casa più ricchi

Com’è possibile stare in giro circa 123 settimane percorrendo 78.268km e tornare a casa con più soldi di quando si è partiti?

Per me è stato possibile per due ragioni principali:

1. Viaggiare all’avventura è molto più economico di quanto si possa immaginare;

2. Lavorare 29 settimane in Australia, oltre a darti una nuova ed incredibile esperienza di vita, mi ha permesso di finanziare facilmente le altre 94 settimane di viaggio.

Per due anni ho viaggiato per l’Asia e l’Australia.

Sono partito senza grandi fondi e sono tornato più ricco di prima dopo aver percorso quasi 80.000 km. Questo è stato il mio viaggio.

Il mio viaggio dall’Italia all’altra parte del mondo

Il viaggio, iniziato da casa mia il 6 agosto 2014, è stato suddiviso in quattro parti:

  1. Da Milano (casa mia) a Jakarta (Indonesia) in 139 giorni senza prendere aerei.
  2. In Indonesia ho perso la carta di credito e sono dovuto volare in Australia con l’idea di vivere lì per un po’ e soprattutto lavorare per guadagnare i soldi necessari per coprire le spese di viaggio appena sostenute e quelle che sarebbero conseguite alla mia permanenza in Australia e nelle seguenti parti di viaggio.
  3. Un viaggio on the road in Nuova Zelanda di 27 giorni.
  4. Il rientro a casa, da Singapore a Milano in autostop, durato 280 giorni;

Negli 859 giorni complessivi tra Asia ed Oceania “solo” poco più della metà sono stato in viaggio, mentre la restante metà l’ho trascorsa in Australia, prima viaggiando, poi cercando lavoro e infine lavorando (29 settimane di lavoro complessive).

Quanto ho speso viaggiando per più di 400 giorni

Da Milano all’Asia

La prima parte di viaggio, cioè da casa mia all’Indonesia è stata sicuramente la parte più costosa del viaggio.

Ero ancora abbastanza inesperto e non avevo pianificato di percorrere quei 30.000 km in un numero di giorni adeguato, quindi il prezzo degli spostamenti e conseguentemente il costo dei visti hanno influito in maniera decisiva sul bilancio dei miei primi cinque mesi e mezzo di viaggio.

Alla fine conclusi con una spesa totale di 26,8 euro al giorno tutto incluso.

Come già accennato, in queste spese pesano aspramente i 350 euro spesi per percorrere l’intera rotta della Transiberiana (sempre e comunque in terza ed ultima classe) e i 530 euro spesi per i vari visti (costosi soprattutto quello russo, bielorusso e cinese, presi nelle ambasciate a Milano).

L’Australia

La seconda parte, cioè la mia permanenza in Australia è invece quella che ha finanziato l’intero viaggio.

Il costo della vita è sicuramente alto ma il fatto che vivessi ad Adelaide (non una delle città “top”) e che vivessi prima ospite di una famiglia di origine italiana, alla quale pagavo un affitto basso e sistemavo il giardino, e poi in una casa condivisa con un paio di asiatici, ha fatto sì che la mia spesa media per vivere si aggirasse intorno ai 118 euro a settimana.

Una cifra non molto diversa da quella che spendevo a Milano.

La differenza riguardo a Milano era però il lavoro, che, seppur molto faticoso e più noioso di quello che facevo a casa, economicamente non aveva paragone.

Ho svolto fin da subito 3 lavori alla settimana perché avevo bisogno di soldi, e questo mi garantiva un’entrata di circa 1000 euro a settimana.

Appena la stanchezza e la voglia di godermi la vita australiana si sono fatti sentire sono sceso a 2 lavori a settimana (garantendomi 660 euro circa a settimana) e successivamente uno solo (garantendomi 520 circa a settimana).

Ho lavorato complessivamente per 29 settimane, e così ho finanziato tutto il viaggio in Asia e in Australia. In più sto ancora aspettando di ricevere la pensione lavorativa australiana.

Il viaggio on the road in Nuova Zelanda

La terza parte, ovvero il viaggio on the road in Nuova Zelanda, mi è costato complessivamente 33 euro al giorno. In questa cifra sono inclusi: affitto della macchina, cibo, ingresso nei parchi e volo dall’Australia.

Praticamente una cifra ridicola, contando che viaggiavo in una delle nazioni più care al mondo.

Un elemento fondamentale per contenere le spese è stato trovare un sito neozelandese per l’affitto delle macchina, una sorta di Airbnb per le vetture.

Tramite Couchsurfing e alcuni gruppi di viaggiatori di Facebook poi, non è stato difficile trovare altri tre viaggiatori con cui condividere l’itinerario e conseguentemente l’affitto della macchina e la spesa della benzina.

In più il dormire in tenda e l’utilizzo del fornello a gas per cucinare hanno ridotto incredibilmente le spese del viaggio.

Il ritorno a casa: da Singapore a Milano

La quarta parte, il viaggio di rientro da Singapore a Milano in autostop, è durato 280 giorni.

In questo lasso di tempo ho riattraversato l’Asia spendendo in media 15,4 euro al giorno (ben 11 euro in meno di media rispetto al viaggio di andata).

Drasticamente calate le spese dei trasporti grazie all’autostop, hanno pesato sul bilancio i visti e permessi speciali (638 euro totali) e qualche “sfizio” che ho deciso di concedermi durante il tragitto, come un giro nel deserto in Turkmenistan e l’affitto di una moto sulle cime dell’Hymalaia indiano.

In maniera piuttosto precisa questo è stato il costo del viaggio di rientro nazione per nazione:

 Malesia: 8 giorni, 10,9 euro al giorno
✎ Thailandia: 18 giorni, 12,4 euro al giorno
✎ Birmania: 22 giorni, 16,9 euro al giorno
✎ India: 43 giorni, 13,7 euro al giorno
✎ Nepal: 43 giorni 11,3 euro al giorno
✎ Cina 27 giorni, 18,6 euro al giorno
✎ Kazakisthan, 7 giorni, 11,4 euro al giorno
✎ Kyrgiztan, 24 giorni, 10,8 euro al giorno
✎ Tajikistan, 22 giorni, 13,6 euro al giorno
✎ Uzbekistan 11 giorni, 20,2 euro al giorno
✎ Turkmenistan 3 giorni, 52,4 euro al giorno
✎ Iran 24 giorni, 16,9 euro al giorno
✎ Turchia 9 giorni, 17,8 euro al giorno
✎ Balcani e ingresso in Italia: 19 giorni, 18,3 euro al giorno

Complessivamente, quindi, la spesa totale è stata di circa 9.000 euro, cifra che ho coperto interamente grazie alle 29 settimane di lavoro in Australia.

Come viaggiare low cost

È noto che viaggiare in Asia sia di per sé piuttosto economico ma per potersi permettere di viaggiare spendendo così poco, è necessario sapersi un po’ adattare e talvolta stringere i denti. Solo alla fine ci si rende conto di quanto ne valga la pena.

✘ Le spese fisse

Ci sono due spese che durante il viaggio sono “fisse” e sulle quali non si può risparmiare: le attrazioni turistiche ed i visti.

Sarebbe stupido visitare la Cina e non salire sulla Muraglia Cinese perché il costo d’ingresso è fuori budget. Quindi è evidente che luoghi come questo, oppure Angkor Wat o qualche trekking sull’Himalaya, siano una spesa salata ma che vale la pena sostenere.

Il secondo motivo sono i visti.

Ho speso 1460 euro complessivi (15% dei miei costi totali di viaggio) per garantirmi i visti di Bielorussa, Russia, Cina (due volte), Vietnam, Laos, Cambogia, Indonesia, Australia, Birmania, India, Nepal, Tajikistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Iran.

A parte i primi tre, ottenuti alle rispettive ambasciate a Milano, tutti gli altri li prendevo sempre nella nazione precedente. Particolarmente rognoso ottenere il visto di transito per il Turkmenistan.

✘ Pernottamenti

Dormire è sicuramente economico in Asia, ma si trasforma spesso in una delle spese più incisive sul budget di viaggio.

Farsi ospitare non è per nulla difficile, sia tramite couchsurfing (in alcune nazioni) sia grazie alle conoscenze che avvengono quotidianamente per la strada.

Farsi ospitare però, sebbene faccia risparmiare notevolmente, talvolta può diventare faticoso e stancante, non lasciandoti sempre la totale libertà di fare ciò che vuoi.

Diventa quindi utile cercare un ostello economico dove, oltre a garantire totale libertà, puoi anche incontrare qualche compagno di viaggio con cui condividere informazioni, dividere qualche spesa e perché no, bere una birra in compagnia.

Complessivamente, su più di 400 notti di viaggio effettivo, ho trascorso:

  • 276 notti sono stato in ostelliguest house o case private (a pagamento)
  • 52 notti sono stato ospitato gratuitamente (la nazione più amichevole è la Russia, direi)
  • 33 notti le ho passate in tenda
  • 30 notti in treno, a volte perché le distanze erano notevoli, altre volte perché era strategicamente più economico dormire in treno risparmiando sull’alloggio. Tappa più lunga: 72 ore consecutive in Russia.
  • 22 notti in Bus
  • 11 notti in un monastero Buddista alle pendici dell’Himalaya in Nepal. In totale silenzio!
  • 10 notti in Yurte mongole e kyrgike
  • 6 notti su delle palafitte nel sudeast asiatico
  • 4 notti in strada
  • 2 notti in nave
  • 2 notti in stazione
  • 1 notte in una moschea
  • 1 notte sul castello di plastica di un parco giochi per bambini a Singapore

✘ Spostamenti

Gli spostamenti sono la seconda grande spesa di viaggio.

Il non aver preso quasi nessun aereo ha evidentemente ridotto questa uscita economica ma prendere spesso treni e bus può risultare comunque costoso. Durante il viaggio, specie al ritorno, ho deciso quindi di abbattere questa spesa facendo il più possibile autostop.

Non è sempre facile ed a volte non è neanche conveniente se si pensa che spesso si sta sotto il sole per due o tre ore con il pollice alzato per evitare di prendere un bus che costerebbe 1 euro e 50 centesimi… Quante volte mi sono maledetto!

D’altro canto però, tutti i passaggi rimediati sono stati “sicuri” e spesso chi mi caricava, oltre ad offrirmi il passaggio, mi offriva anche il pranzo o qualche dolcetto, acqua o sigarette.

Le nazioni più “autostop-friendly” sono state sicuramente la Birmania e l’Iran, dove generalmente riuscivo a rimediare un passaggio in meno di cinque minuti.

Le nazioni più complicate sono state la Malesia (un giorno ci sono volute 6 ore prima di essere caricato) e l’Italia, dove ho trascorso quattro ore di attesa all’autogrill di Udine per poi essere caricato di un russo e due ore all’autogrill di Verona per poi essere caricato da un austriaco.

✘ Cibo

Altra spesa necessaria ma facile da controllare è il cibo.

Non ho dati precisi su quanto abbia speso in questo senso, ma sono comunque riuscito a contenere la spesa con qualche piccolo e banale accorgimento che in realtà molti altri backpackers e viaggiatori, con mio grande stupore, non rispettavano.

È sempre bene mangiare il cibo locale (un Dal Bath in Nepal costa tre volte meno di  un hambuger), a volte uscire dalle zone turistiche di quattro/cinquecento metri può far calare il prezzo di un piatto di più della metà.

Nelle nazioni “costose” quali Australia e Nuova Zelanda vale la pena fare la spesa e cucinare con il fornelletto a gas. Sicuramente da evitare o ridurre il consumo di alcool che alla lunga incide pesantemente sul budget giornaliero di viaggio.

Il valore dei soldi

Uno dei modi in cui sono riuscito a contenere le spese di viaggio (un aspetto a mio modo di vedere essenziale quando si viaggia per lunghi periodi) è stato iniziare a ragionare in valuta locale.

Per esempio uno squisito frullato di mango in Thailandia (nelle vie turistiche) costa 40/50 bath cioè l’equivalente di 1 euro.

Una stupidata se si ragiona in euro… ma se invece si pensa che per pernottare in certi ostelli pagavo 100/150 bath a notte è facile capire come i 50 bath spesi per il gustoso frullato abbiano un impatto incredibilmente alto sulla vita che sto vivendo in quella nazione rispetto all’euro che in Italia mi sembra una spesa ridicola e più che giustificabile per uno vizio.

Questa mentalità può far storcere il naso a qualcuno… ma è esattamente così che sono riuscito a vivere la più grande e incredibile avventura della mia vita.

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