Modelling in China

Da quando mi sono licenziato dal mio impiego a Milano, ormai quasi quattro anni fa, ed ho intrapreso questo nuovo “percorso di vita”, ho avuto la fortuna di cambiare diversi lavori. Spesso, specie durante il viaggio, lavorando in cambio di un alloggio ed un pasto. Altre volte invece, come in Australia o qui in Cina, ho un vero e proprio stipendio. Alcuni lavori sono durati solo qualche settimana, altri diversi mesi. Negli ultimi quattro anni ho fatto il contadino in Mongolia, ho riparato frigoriferi, caricato camion e fatto da badante ad una signora affetta da sclerosi multipla in Australia. Ora sto facendo il maestro di educazione motoria in una scuola elementare in Cina …Tutte mansioni molto diverse tra loro ma che si addicono alle mie caratteristiche. Il settore sportivo è quello per cui ho studiato mentre il mio fisico robusto mi aiuta nei lavori fisici da magazzino od officina.

Mai e poi mai però avrei pensato che qualcuno mi pagasse anche per fare anche il “modello”. Succede anche questo in Cina, dove, anche un ragazzo normale come me, ma occidentale e con caratteristiche fisiche particolari, diverse da quelle orientali, può lavorare in questo settore. Inutile illudersi di essere diventati più carini, a Milano non mi ha mai “cagato” nessuno o peggio ancora…nessuna. Qui invece è sufficiente essere sopra il metro e ottanta, avere i capelli un po’ lunghi, possibilmente chiari e un po’ di barba per aprirsi una serie di lavoretti che aiutano ad arrotondare bene lo stipendio.

Me ne sono accorto già durante il primo mese. Shenzhen è una città molto frequentata da stranieri ma la mia presenza suscitava sempre un po’ di stupore e curiosità. Forse per la barba, forse per i capelli lunghi o molto più probabilmente perché andavo in giro con i miei quattro amici olandesi tutti abbondantemente sopra il metro e novanta. Un giorno poi mi telefona la responsabile della agenzia per la quale lavoro, dicendomi con tono eccitato ed orgoglioso che il provveditorato delle scuole pubbliche di Bao’an, il distretto dove vivo, ha scelto me e Bas, uno dei miei amici olandesi, per girare una “presentazione” sulla vita degli insegnanti stranieri a Shenzhen. Apparentemente siamo stati scelti io per il mio sorriso e Bas perché assomiglia a Di Caprio. E’ motivo di orgoglio per l’agenzia che siano stati selezionati due dei sui dipendenti. A me scappa da ridere all’idea di essere valutato positivamente per il mio sorriso e non per le mie qualità di insegnante. Accetto l’incarico con piacere, più per l’idea del probabile pranzo offerto che non per la prospettiva di andare dietro la telecamera.

Qualche settimana più tardi invece, vado con i miei amici a fare un trekking su una delle montagne appena fuori città: Wu Tong Mountain. Una camminata di tre quattro ore fino alla cima più alta della zona, dalla quale si ha una magnifica vista sulla città a sulle isole di Hong Kong. A metà del tragitto mi si avvicinano due cinesi con un binocolo e con un inglese poco comprensibile mi offrono 100Yuan (15 euro circa) per farmi fotografare con il loro binocolo in mano mentre scruto l’orizzonte. Questa volta accetto incuriosito dall’esperienza più che per la piccola paga. Bastano tre o quattro minuti nelle pose più stupide possibili manco fossi un esploratore appena arrivato nel Nuovo Mondo e mi viene consegnata la banconota rossa con la faccia del buon Mao Tze-Tung ritratto.

Mi viene in mente una ragazza italiana di nome Roberta, conosciuta durante il mio primo viaggio in Cina, che si pagava la sua permanenza da studente facendo la modella per qualche prodotto. Lei era davvero bella ma mi diceva sempre che l’importante non era essere “belli” e che lei era sempre selezionata perché bionda e per via di un tatuaggio che aveva sul braccio. Con l’avvento di Amazon e la vendita online la richiesta di modelli/e occidentali è cresciuta, per via di tutti i prodotti che vengono fatti qui in Cina ma venduti online principalmente in Europa ed America. Servono quindi figure non asiatiche a posare per le foto dimostrative.

Passa qualche giorno ed una mia amica serba mi manda un messaggio dicendo che stanno cercando un ragazzo europeo che possa fare da modello per una linea di prodotti sportivi da vendere on line. Serve uno sportivo, sopra il metro e ottanta, il più “occidentale” possibile. Il lavoro consiste in uno shooting fotografico di 5-6 ore per un totale di almeno 2000 foto, il sabato seguente. Tentenno all’idea di propormi, poi mi viene comunicata la paga. Quasi un quarto del mio stipendio mensile da insegnate ma ottenuto in una sola mattina di lavoro. Con quei soldi, quando sono in viaggio ci vivo almeno due settimane. Corro in bagno a pettinarmi, esco in terrazza alla ricerca della luce migliore e con il sorriso più forzato della storia mi faccio un selfie che mando al contatto delle selezioni. Mi vengono subito chieste altre foto e la cosa mi mette in difficoltà. Non ho molte mie foto e quelle che ho non mostrano certo una persona adatta a posare. Ne mando due o tre a caso e vengo subito selezionato. Malignamente inizio a pensare che ci sia qualche inganno.

Sabato mattina mi presento all’appuntamento. Viene a prendermi la stessa persona che mi ha contattato e selezionato per le foto. Parla un discreto inglese ed è estremamente gentile. Durante la mattinata scopro essere il proprietario di tutta la baracca. Fa fabbricare lui la merce e la vende on line in tutto il mondo. Rientra in quella sempre più vasta categoria di cinese che da dieci anni a questa parte fattura cifre inimmaginabili. Mi presento al fotografo con tutti i vestiti che ho portato a Shenzhen in modo da fargli scegliere quello che preferisce. Sceglie una maglietta ed un pantalone che avevo comprato all’Oviesse di Quarto Oggiaro. Spesa totale euro: 39.99. Appena me li infilo il fotografo mi guarda e sorridendo mi dice: “Milanooo, Capital of fashion”. Roba che se mettevo quei vestiti a Milano venivo bandito da qualsiasi locale. Sono in tre nella stanza: il fotografo, una ragazza che non fa nulla per cinque ore ed un ragazzo mi infila e sfila gli zainetti come se fossi paralizzato e non lo possa fare da solo. Mi mostra lui le sei stupidissime foto che devo assumere. Sei pose ripetute per 55 zainetti e marsupi. Tre o quattro foto per posa. Dopo un’ora vorrei scappare. Stringo i denti pensando alla faccia di Mao stampata sulla banconota da 100 e la mattinata passa più rapidamente.

A pranzo mangio con il Boss. Davvero un grande. Lui mi parla dei suoi business ed io dei miei viaggi. Poi parliamo di Cina, di politica e di economia. Ad un certo punto per curiosità gli chiedo quale sia il prodotto che ha venduto di più nell’ultimo mese. Lui sorride e mi fa vedere un portafucile. Da quando c’è stata la mega sparatoria al concerto a Las Vegas negli Stati Uniti, questo modello di portafucile imbottito è il prodotto che ha venduto di più. Roba da MedioEvo.

Il pomeriggio andiamo al parco a fare le ultime pietose foto con io che fingo di correre e di scalare montagne. Tutte verranno poi modificate con qualche programma multimediale.

Finito tutto il lavoro, mi viene allungato una mazzetta di banconote rosse. Le infilo subito in tasca senza contarle, quasi vergognandomi di ricevere quella somma solo per essermi fatto fotografare. Mi accompagna a casa. Scendo dall’auto stremato e rientro in casa che mi essere stato fuori due settimane. E’ comunque sabato sera… tempo di prepararsi per uscire…

7 pensieri riguardo “Modelling in China

Rispondi a Massimo Maschio Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...