Sette “giorni” in Tibet

Il Tibet e’ come te lo aspetti. Il treno sale per duemila chilometri da Xining a Lhasa,attraversando le regioni del Quinghai e il Tibet e arrampicandosi lento sull’infinito altopiano tibetano. Una distesa verde tagliata da centinaia di fiumi e interrotta solo da severe cime innevate all’orizzonte. Un posto troppo ostile per essere popolato… qualche piccolo roditore, rari branchi di daini che compaiono all’imbrunire e una miriade di Yak, i veri padroni dell’altopiano da ottocento anni ormai, ovvero da quando arrivarono qui con i nomadi mongoli provenienti da nord. Anche le tende dei pochi insediamenti umani sembrano yurte mongole. Sono pastori nomadi tibetani, buddisti esonerati dall’essere vegetariani, perche qui, a parte formaggio e carne di yak, c’e’ poco altro. Sono famiglie numerose, le ultime che “garantiscono” monaci ai monasteri; chi nasce in citta’ infatti e’ sempre piu “vittima” della vita.consumistica globalizzata.

Lhasa e’ molto estesa ma poco popolato rispetto alle altre citta’ cinesi. Situata a fondo di una larga valle circondata da aride montagne rocciose. E’ la capitale del Tibet, provincia cinese dagli anni cinquanta… regione troppo strategica e troppo ricca di acqua e materie prime perche la Cina se la facesse scappare. Da allora sono successe molte cose… Ora Lhasa e’ una citta’ in via di “cinesizzazione” ma che mantiene con orgoglio le caratteristiche e tradizioni del popolo tibetano, gente semplice, generosa e SEMPRE sorridente. La loro guida politica, spirituale e religiosa e’ il Dalai Lama, reincarnazione del Budda della compassione….come potrebbero essere un popolo ostile?

Alla stazione vieni a prendermi Mr.Dajie. Sono straniero e quindi posso girare la regione solo con una guida locale e con uno speciale permesso. Per questo la mia bicicletta mi e’ stata rifiutata in treno ed e’ rimasta nel Guangdong, costringendomi ad autospedirmela da qualche parte. I controlli sono frequenti e noiosi, soprattutto fuori dalla citta’ ma con Dajie e gli altri.quattro tursiti del gruppo giriamo facilmente. Dopo avere.visitato piu di settanta nazioni mi trovo per la prima volta in un tour organizzato…inutile descrivere il mio disagio… ma questo e altro per il Tibet…

Il momento migliore e’ la sera, quando finiamo le visite e sgattaiolo fuori dall’albergo per girare la citta’ da solo. I bambini tibetani fanno cagnara nei piccoli viottoli della citta’ vecchia. Mi fermo a giocare a pallone con alcuni di loro, dimenticandomi che siamo a 3600 metri s.l.m., stramazzando al suolo al primo dribbling. I templi si popolano di fedeli in preghiera che ci camminano intorno chicchierando o intonando preghiere…mi mischio tra la folla di teste rasate e lunghissime trecce nere lucenti…facce scavate dalle intemperie e abbrustolite dal sole che mostrano costanti sorrisi con qualche dente in meno del previsto.

Arrivo al Potala…lui non e’ come te lo aspetti…lui e’ molto di piu. Hanno provato a snaturarne l’ambiente circostante ma lui e’ li che ti guarda dai sui oltre cento metri di altezza e milletrecento anni di eta’. Talmente bello che nemmeno i cinesi durante la rivoluzione culturale se la sentirono di abbatterlo. Fu fondato dal primo re tibetano…quello che sposo’ la principessa Wencheng, si quella della bicicletta, e successivamente divenne la residenza dei Dalai Lama. Per me e’ il simbolo del Tibet e il luogo che piu desideravo di visitare al mondo… la pelle d’oca e’ tanta, salgono anche dei lacrimoni…e sono solo all’inizio…c’e’ una bicicletta da andare a recuperare e un continente da attraversare per la terza volta in quattro anni…

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