Cavalli selvatici e dentiere d’oro

Uscire dalla Cina si rivela piu difficile del previsto. Mi presento alla frontiera adibita al passaggio delle macchine la mattina del 26agosto ma vengo respinto da un militare, che mi dice di recarmi presso la “frontiera per pedoni”. Pedalo quindi verso l’altro ingresso ma, una volta raggiunto, un drappello di sei militari mi sbarra la strada, dicendomi che posso passare solo dall’ingresso per le auto…Gli spiego quindi che sono stato appena allontanato dalla frontiera automobilistica e mi viene suggerito di recarmi alla frontiera per i camion.
Risalgo in bici e raggiungo l’immenso cancello della “frontiera per camion” dove, un giovane militare mi ferma e mi indica gesticolando la frontiera per autovetture. Provo a spiegargli la situazione a gesti, facendogli capire che voglio uscire dalla Cina ma che in nessuna frontiera mi fanno passare. Lui telefona ad un superiore chiedendo istruzioni…Si presenta poco dopo una piccola squadra di poliziotti, con l’unico militare che parla un minimo di inglese che mi spiega che non sanno dove e come farmi passare…
Inizio a spazientirmi mentre i poliziotti confabulano tra loro…poco dopo arriva il responso: devo pedalare fino alla stazione per bus, comprare un biglietto per il kazakistan, caricare la bici e attraversare la frontiera in bus…

Cinque ore dopo mi trovo a pedalare su un altro pianeta… le perfette strade asfaltate cinesi lasciano il posto ad un bucherellato e dismesso manto asfaltato, avvenieristici edifici si trasformano in piccole baracche mentre capelli neri e occhi a mandorla sfumano in tratti somatici piu’ occidentali e mediorientali.
Sono in Kazakistan…
Gli ideogrammi cinesi lasciano il posto al piu’ comprensibile alfabeto cirillico, i bambini dei villaggi mi rincorrono con le loro biciclette mentre le macchine accostano a finestrini abbassati dicendomi:”atkuda?”, di dove sei? E appena rispondo “Italia” parte con entusiasmo:”Oh Italia…Toto Cutugno!!!”.Mi sento immediatamente un po’ piu vicino a casa, tanto che pedalare diventa piu’ piacevole e le ruote di Wenchen sembrano scorrere piu’ veloci. La prima notte fuori dalla Cina, dopo circa un anno, la trascorro in un piccolo albergo nella citta’ di Zarkhent dove, la priorita’ e’ trovare: una pizza, un caffè’ e del formaggio, elementi essenziali difficilmente reperibili in Cina.
Riparto il giorno dopo con la pancia ancora gonfia.Il cielo azzurrissimo, il sole caldo e il vento fresco rendono la pedalata piacevole e produttiva mentre i panorami circostanti continuano a cambiare spaziando tra fitte foreste e desolate valli desertiche, il tutto sempre incorniciato dalle montagne del Tien Shan all’orizzonte. Le notti sono ancora piu’ spettacolari, introdotte da tramonti mozzafiato che lasciano il posto ad un cielo trapuntato di stelle…

Impiego due giorni e mezzo per raggiungere Almaty, capitale “economica” del Kazakistan. Ci ero gia’ stato due anni fa, cosi la permanenza in citta’ si trasforma in giorni di riposo e qualche uscita con I ragazzi conosciuti all’ostello, dopo le ultime settimane da eremita tra deserto e montagne cinesi.
Ancora una volta la citta’ non mi entusiasma anzi, questa volta non mi soddisfa proprio. Mi fermo comunque quattro giorni, piu’ per pigrizia che per interesse.

Riparto il due settembre verso ovest, una zona di kazakistan per me totalmente nuova…C’e’ pero’ una novita’ inaspettata…fa un freddo cane, tanto che dopo solo quaranta chilometri decido di arrendermi e andare a fare shopping in un bazar locale dove compro calze di lana e tiro fuori l’abbigliamento pesante. Il giorno dopo riparto convinto. La prossima citta’ e’ Taraz a 450km di distanza…decido di percorrerli in tre giorni e cosi e’, rompendo due giorni consecutivamente il mio record di chilometri giornalieri:158 e 161. Campeggio nella steppa, gli alberi sono finiti, cosi metto la tenda dietro a qualche collina, riparato dal vento e da occhi indiscreti, sempre in attesa del buio che,seppur porti il freddo, costringendomi a chiudermi in tenda, mi regala un senso di protezione ancestrale… Distendere i muscoli e raddrizzare la schiena dopo 150km pedalati e’ una vera benedizione…

Taraz non offre molto…antica citta’ sulla via della seta, ma di cui quasi non rimane traccia… Faccio qualche passeggiata in centro dove, l’unica soddisfazione e’ abbuffarmi di carne, divenuta una vera e propria necessita’ negli ultimi giorni e riparto dopo un solo giorno.

Centottanta chilometri mi separano da Shymkent la prossima citta’. Li percorro in due giorni, allungando un po il tragitto lungo strade secondarie che pero’ mi garantiscono qualche villaggio dove fare rifornimento di cibo, qualche corso d’acqua dove sciacquarmi e soprattutto l’ombra degli alberi. I panorami diventano bellissimi, sempre, costeggiando una piccola catena montuosa che si trasfroma in foresta appena inizia la vallata.
Proprio la foresta diventa il mio rifugio dove trascorrere la notte, riparato dal vento e circondato da fiori e alberi a basso fusto. E poi il cielo stellato…incredibile come la notte possa essere cosi’ luminosa.

Arrivo a Shymkent il giorno seguente, scottato dal sole e impolverato come non mai. La citta’ pero’ e’ carina, molto vivibile e ottimo punto di partenza per visitare in giornata due antiche citta’: Sayram e Turkstan, forse la piu’ antica citta’ del paese e dove, sebbene in Kazakistan, gran parte della popolazione e’ turca… o sarebbe piu preciso dire che I turchi in Turchia siano i discendenti di questa popolazioni… Proprio in uno dei giorni a Shynkent, decido tra l’altro di cambiare itinerario e, anziche’ attraversare tutto il Kazakisthan fino al porto per l’Azerbaijan, scendere in Uzbekistan e proseguire da li, seguendo una rotta piu’ breve e climaticamente molto piu’ favorevole…

Dopo quattro giorni di riposo, per la prima volta da quando sono partito, mi trovo quindi a pedalare verso sud…per la prima volta ho il sole negli occhi praticamente dalla mattina alla sera…verso l’Uzbekistan

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