PREPARARE UN CICLOVIAGGIO

Finito il mio contratto di lavoro in Cina come insegnate di educazione fisica nella scuola pubblica primaria, ero riuscito a mettere via sufficientemente soldi per potermi permettere un altro periodo di viaggio senza lavorare. Come nei tre anni precedenti, anche questa volta, avevo intenzione di tornare a casa via terra, senza prendere l’aereo. Anche questa volta avrei fatto una “rotta” diversa e l’avrei completata con un mezzo diverso. La prima attraversata dell’Asia, nel 2014 l’avevo fatta con in mezzi pubblici, la seconda, nel 2016, in autostop e questa … DECISI CHE L’AVREI FATTA IN BICICLETTA!

DALLA CINA A MILANO IN BICICLETTA!!!

In quel momento NON AVEVO NESSUNA ESPERIENZA di bici e l’unico cicloviaggio che avevo fatto era stato un viaggio in Norvegia sette anni prima. Ma dopo aver viaggiato per tre anni in solitaria in giro per il mondo, sentivo di poter essere in grado di compiere una “impresa” del genere!

Iniziai quindi ad ORGANIZZARE IL MIO CICLOVIAGGIO, basandomi sia sulle mie esperienze sia chiedendo consigli ad amici “esperti” di bicicletta o a veri e propri “Guru” del settore come Dino Lanzaretti o Ruggiero, un cicloviaggiatore italiano, incontrato prima in Nuova Zelanda e poi in Nepal.

Solo adesso, terminato il viaggio, dopo 139 giorni e 8295 chilometri percorsi, mi sento in grado di stilare una “lista” di consigli/suggerimenti che mi sono maturati durante i mesi di viaggio.

COSA CONSIDERARE QUANDO SI PROGRAMMA UN CICLOVIAGGIO?

LA ROTTA.

Credo che la rotta sia la prima cosa da stabilire. Non deve essere precisa al chilometro (anzi… I chilometri non li ho quasi mai contati) ma deve dare un’idea approssimativa della morfologia del territorio: montagne, colline, nel mio caso anche deserti e SOPRATTUTTO serve a capire la densità abitativa di città/villaggi/insediamenti umani durante il tragitto necessari per I RIFORNIMENTI. Un conto è fare un cicloviaggio in Italia o Europa dove ogni 5/10 km (massimo 30, salvo rare eccezioni) trovi un bar, un ristorante o un negozio, un conto è fare un cicloviaggio in nazioni dove in 1000km ci sono solo due villaggi dispersi nella steppa. Stabilire una rotta di “massima” serve quindi a capire dove, lungo il percorso, sarà possibile effettuare i rifornimenti di acqua e cibo e quanti rifornimenti saranno necessari per il tratto successivo.

PERIODO.

Il secondo fattore che ho considerato è stato il periodo. Non tanto la durata del viaggio che sapevo sarebbe stata di circa 5-6 mesi almeno, quanto LE STAGIONI. E’ fondamentale cercare di capire dove ci si troverà all’arrivo dell’inverno o dell’estate. Per esempio, trovarsi sulle montagne del Caucaso a dicembre con le prime nevicate è sicuramente una complicazione che necessita materiale più adeguato nonché comporta maggiori difficoltà. Io per questioni logistiche questo aspetto l’ho “ciccato”, attraversando i deserti d’estate e i Balcani in inverno! Poco male … Basta saperlo e organizzarsi! Sapendo che sarei arrivato in Italia a dicembre, ero infatti partito con un ottimo sacco a pelo (limit -10°) ma senza nessuna giacca pesante sapendo che l’avrei potuta acquistare strada facendo dopo avere superato le zone desertiche. Il materiale che però non si è sicuri di trovare “strada facendo” deve essere con noi dall’inizio.

MATERIALE.

Dopo aver stabilito percorso e periodo è possibile stilare una selezione del materiale necessario. Le stagioni ci diranno principalmente che abbigliamenti portare e quali strumenti per i pernottamenti (soprattutto se si viaggia a temperature fredde) mentre il percorso ci mostra quanto dobbiamo essere autosufficienti. Pedalare in zone remote richiede maggiori strumenti per garantirsi la “sopravvivenza” rispetto a zone dove posso trovare acqua e cibo ogni 20/30 chilometri. Nel mio caso specifico, dovendo attraversare l’Altopiano tibetano, un deserto e la steppa Kazako-Uzbeka, l’essere autosufficienti per almeno quattro giorni, era fondamentale. Diventano quindi FONDAMENTALI…

Per i PERNOTTAMENTI: una tenda e un sacco a pelo appropriato, ovviamente il più piccolo e leggeri possibile e un materassino gonfiabile… che è tanto importante quanto tenda e sacco pelo! Soprattutto in zone fredde l’isolamento dal terreno è necessario.

Bisogna essere poi sempre autosufficienti per il CIBO, quindi serve un fornellino per cucinare. Io ho optato per una versione fake (cinese) del Trangia. Ho scelto il modello a combustione alcolica. In zone non turistiche o “meno sviluppate” è sempre più facile trovare dell’alcol che delle bombolette a gas.

Per il resto … il classico materiale da viaggio. Nei miei anni in giro per l’Asia non sono mai mancati: spago, mollette, sapone di marsiglia per lavare a mano il bucato, coltello svizzero, torcia, torcia frontale, martello (utile per i picchetti della tenda ma anche quando lupi o cani randagi si avvicinano), un piccolo secchio in plastica cerata che si può piegare e mille sacchetti di plastica (servono sempre)….

Per quanto riguarda la bici anche lì dipende dalla densità abitativa… In paesi dove c’è un negozio di bici ogni 5-10 giorni di viaggio, bisogna avere più o meno tutto. Due/tre camere d’aria di scorta, tutto l’occorrente per il cambio gomma, qualche raggio di ricambio, nastro americano, filo di ferro, due pastiglie dei freni di ricambio, qualche maglia di scorta della catena con l’attrezzo per ripararla e l’immancabile tiraraggi! Avevo poi deciso di non portarmi un copertone di ricambio. Avrei dovuto tenerlo piegato in qualche borsa, probabilmente rovinandolo.

Don’t forget…il Kway o ancora meglio il poncho e degli impermeabili per coprire i bagagli!!!

BICICLETTA

Quando ho deciso di tornare in Italia in bicicletta partendo dalla Cina… Non sapevo nulla di biciclette e soprattutto non ne avevo una!!! La prima cosa che ho fatto è stato quindi informarmi su che tipo di bicicletta avrei dovuto acquistare e soprattutto quali sarebbero state le caratteristiche fondamentali che avrei dovuto ricercare.

Il mio obiettivo era un cicloviaggio di sei mesi su alcune delle strade più disastrate del pianeta quindi il primo obiettivo era sicuramente una bici RESISTENTE più che prestativa. Una lega del telaio in acciaio era sicuramente più adatta di una in carbonio (anche perché non avevo molti soldi. Nel mio caso trovai un telaio in acciaio al cromo molibdeno)!!!

In secondo luogo, dopo aver chiesto a diversi “esperti” di ciclioviaggio avventurosi… tutti mi avevano detto SIMPLE IS BETTER!!! Più la bicletta e le sue parti meccaniche sono SEMPLICI, più sarà facile ripararle e/o trovare i pezzi di ricambi…Soprattutto se si viaggia in un continente diverso da Europa o Nordamerica, dove i ricambi disponibili sono rari e “antiquati”. Ecco quindi accantonare le biciclette con freni a disco, impossibili da riparare in caso di rottura a favore dei classici freni V-break. Anche il diametro delle ruote andava rispettato. In molte nazioni asiatiche non hanno le bici con le ruote a 28”…eccomi quindi costretto a comprare quelle a 26” così avrei potuto sempre trovare camere d’aria di ricambio.

COME CARICARE LA BICI

Sempre nella mia inesperienza iniziale, non sapevo come caricare le borse sulla bici. Inizialmente pensavo di comprare o costruirmi un carrellino da attaccare alla gomma posteriore o al sottosella ma mi è sempre stato sconsigliato, soprattutto in vista di strade sterrate o molto accidentate. Ho quindi optato per le classiche borse da cicloviaggio da attaccare al portapacchi. Nel mio viaggio specifico avevo molta attrezzatura da portare quindi è stato fondamentale prendere sia le borse posteriori che quelle anteriori. Avevo una grossa borsa con tre “scompartimenti” sul portapacchi posteriore e due più piccole attaccate sul portapacchi anteriore. In più avevo il mio zaino da viaggio legato con una due corde elastiche sul bagaglio posteriore. Credo sia fondamentale portarsi uno zainetto in modo da poterlo sganciare e girare liberamente quando si raggiunge una località da visitare.

Le borse migliori da cicloviaggio sono le ORTLIEB che però non ero riuscito a trovare in Cina. Avevo quindi optato per delle borse di marca cinese, non impermeabili ma dotate di mantella removibile per ripararle (è ovviamente essenziale che rimangano sempre asciutte per non inumidire il contenuto). Un fattore importante da considerare per le borse è SEMPLICEMENTE la distribuzione del peso. E’ importante cercare di distribuire bene il peso, sia da destra e sinistra che tra il carico posteriore ed anteriore…ANZI… se possibile, è sempre meglio appesantire di più le borse anteriori in modo da sgravare la gomma posteriore da eccessivo peso siccome già deve sostenere il peso del nostro corpo. Insomma io tenevo cose ingombranti ma leggere nel bagaglio posteriore: vestiti e cibo e cose piccole ma pesanti nei bagagli anteriori: tenda, sacco a pelo, materassino, ricambi bicicletta.

DA SAPERE

Quando ero partito l’unica cosa che sapevo fare ad una bicicletta era cambiare la camera d’aria. Durante il viaggio però grazie a diverse vicissitudini e ad incontri fortunosi ho scoperto che non era sufficiente. Ecco alcune cose che imparato strada facendo e che pedalando in aree remote, possono rivelarsi fondamentali (quantomeno per arrivare fino al prossimo centro abitato):

-Sapere tensionare i raggi con il tiraraggi. Con la bici pesante e su strade tremende per centinaia di chilometri spesso si “lassavano” facendo perdere la corretta rotazione del disco.

-Saper cambiare un raggio. Ne ho rotti sei in 8000km

– Saper riparare la catena in caso di rottura aggiungendo una maglia che ci accompagni quantomeno fino al prossimo ciclista.

– Saper sostituire un freno

-Tenere la bicicletta il più pulito possibile, soprattutto ungendo nella maniera corretta la catena(procedimento lungo e minuzioso).

Parlo del mio cicloviaggio dal Tibet all’Italia nel libro:

https://amzn.to/37JBttx

English Version: https://www.amazon.com/Vagabondiary-English-Claudio-Piani-ebook/dp/B07V8LKWMM

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